Il trattato Meghillà si occupa principalmente delle regole relative alla lettura pubblica e alla scrittura del Libro di Ester, la più celebre tra le meghillòt (rotoli) del Tanàkh.Un tema centrale è la discussione, tra i Maestri, sull’inclusione della Meghillà nel canone biblico: secondo il Talmud, fu la stessa Ester a chiedere che la sua storia fosse scritta e tramandata per le generazioni future.L’inclusione non fu immediatamente accettata e diede luogo a un lungo dibattito rabbinico. Una volta riconosciuto il suo status canonico, vennero stabilite regole specifiche per la lettura liturgica della Meghillà e per la sua scrittura materiale, distinte da quelle previste per la Torà. Ad esempio, la Meghillà può essere letta anche da seduti, e i criteri di cucitura della pergamena sono differenti. Il trattato affronta anche il delicato tema della traduzione dei testi sacri, distinguendo tra la traduzione orale in aramaico fatta durante la lettura pubblica, e la traduzione scritta in lingue come il greco.Si racconta anche l’episodio della traduzione della Torà “dei Settanta” (in greco), frutto di un intervento divino sui traduttori, che modificarono alcuni passi per motivi di opportunità. Un altro aspetto significativo è la ricchezza di Midràsh: il trattato include una raccolta ordinata e sistematica di interpretazioni aggadiche sul Libro di Ester, cosa rara nel Talmud Babilonese.