Il saggio analizza il ruolo della Chiesa cattolica, e in particolare di papa Pio XII, nel periodo cruciale tra il 1932 e il 1948, segnato da totalitarismi, persecuzioni e l'inizio della guerra fredda. Esamina il rapporto tra mondo cattolico ed ebraismo durante e dopo la Shoah, in un contesto di ostilità persistenti e di tensioni legate alla questione mediorientale. Attraverso documenti, anche inediti o recentemente desecretati, il testo ricostruisce l’evoluzione della politica internazionale della Santa Sede: l’ambiguo rapporto con nazismo, fascismo e comunismo, e l’avvicinamento agli Stati Uniti, non sempre coincidente con le priorità vaticane. Ne emerge un quadro complesso, in cui antichi pregiudizi e timori condizionarono scelte, silenzi e atteggiamenti della Chiesa in uno dei momenti più oscuri della storia europea.