Il trattato Rosh haShanà si apre con la distinzione tra vari capodanni nel calendario ebraico, concentrandosi poi su quello più significativo: il 1° di Tishrì, giorno in cui secondo la tradizione fu creato il primo uomo. In questa data si celebra la sovranità di Dio e l’unità del genere umano. Al centro della festa vi sono la lettura del sacrificio di Isacco e il suono dello shofàr, simbolo di richiamo alla memoria, alla consapevolezza della propria condizione e alla teshuvà (pentimento e ritorno). Rosh haShanà è anche il “Giorno del Giudizio”, in cui si riflette sulle proprie azioni e si invoca il perdono divino. La teshuvà, vista come risposta e possibilità di ricominciare, è presentata come un potente strumento di trasformazione spirituale, capace persino di convertire le colpe in meriti. Attraverso simboli, testi e suoni, la festa guida l’uomo verso un rinnovamento interiore e una riconnessione profonda con Dio.